Dal 2016 al 2026: dieci anni dopo, cosa è cambiato?
Il 2016 è stato un anno che ha segnato profondamente l'Italia. Tra gli eventi più importanti da ricordare ci sono:
- la legge sulle unioni civili, approvata a maggio;
- l'elezione di Virginia Raggi a Roma e Chiara Appendino a Torino, a giugno;
- gli Europei di calcio e le Olimpiadi di Rio, durante l'estate;
- il drammatico terremoto di Amatrice del 24 agosto;
- il terremoto di Norcia del 30 ottobre;
- il referendum costituzionale di dicembre, seguito dalla fine del Governo Renzi.
Anche Monterotondo, in quell'anno, viveva le proprie trasformazioni: la Giunta comunale approvava il progetto del parcheggio di Piazza dell'Erba.
Sono passati dieci anni. Dieci anni nei quali sono successe tantissime cose. Dieci anni nei quali il mondo è cambiato, le città sono cambiate e soprattutto è cambiato il nostro modo di guardare all'ambiente, al verde pubblico e alla qualità della vita.
E poi arriviamo al 2026. Un'estate calda, in un periodo nel quale il problema delle temperature sempre più elevate è ormai sotto gli occhi di tutti e nel quale la necessità di aumentare e proteggere il verde nelle nostre città è diventata sempre più evidente. Ed è proprio in questo contesto che si decide di dare il via ai lavori di Piazza dell'Erba.
E ogni giorno assistiamo alla presentazione di un rendering diverso, mentre prende forma anche l'ipotesi di intervenire pesantemente sugli alberi, riducendone drasticamente le chiome per poi ripiantarli, confidando nella loro capacità di rinascere. Ci viene detto che questa soluzione dovrebbe funzionare. Ma davanti a una città sempre più calda, una domanda crediamo sia legittimo porsela: siamo davvero sicuri che questa sia la soluzione migliore per Piazza dell'Erba?
E soprattutto, vogliamo chiarire una cosa. Noi non siamo contrari al parcheggio. Riteniamo semplicemente che il parcheggio possa essere realizzato altrove, individuando una soluzione più adatta e lasciando a Piazza dell'Erba la possibilità di essere conservata, migliorata e valorizzata. Perché quella piazza potrebbe diventare qualcosa di importante per Monterotondo: uno spazio verde, vivibile, moderno e rispettoso del contesto storico nel quale si trova.
Noi siamo moderni. Ma essere moderni non significa necessariamente costruire strutture di vetro e cemento ovunque. La modernità può significare anche progettare pensando all'ambiente, al clima, al verde e alle generazioni future. Se una struttura di questo tipo è ritenuta necessaria, si può cercare un luogo più adatto per realizzarla.
Non abbiamo bisogno di trasformare proprio Piazza dell'Erba in qualcosa che rischierebbe di avere poco rapporto con ciò che la circonda. Ci basta già il palazzo oggi occupato dalla Guardia di Finanza, che rappresenta una presenza architettonica importante e che già oggi dialoga con difficoltà con il carattere storico del centro. Perché aggiungere un'altra struttura che potrebbe accentuare ulteriormente questo contrasto?
Piazza dell'Erba potrebbe invece diventare un esempio diverso di modernità: una piazza bella, verde, funzionale e contemporanea senza essere necessariamente cementificata. Una piazza nella quale il progresso non significhi cancellare, ma valorizzare.
Perché gli alberi non sono semplicemente elementi decorativi. Sono ombra. Sono ossigeno. Sono refrigerio. Sono parte della qualità della vita di una città. E in un'estate come quella che stiamo vivendo, il valore di ogni albero dovrebbe essere ancora più evidente.
Non siamo contro il cambiamento. Siamo contro l'idea che cambiare significhi necessariamente costruire. E soprattutto non vogliamo che una scelta di oggi diventi un problema per chi vivrà Monterotondo domani.
Tra venti, trenta o cinquant'anni, i nostri figli e i nostri nipoti giudicheranno ciò che abbiamo fatto. E allora chiediamoci: ci ringrazieranno per aver costruito ancora, oppure ci chiederanno perché non abbiamo avuto il coraggio di conservare e migliorare ciò che già avevamo?
Questa non è una guerra contro qualcuno. È una riflessione sul futuro della nostra città. È una richiesta di confronto. È il desiderio di poter dire la nostra su una trasformazione che riguarderà tutti. Perché Piazza dell'Erba non è soltanto un progetto su un rendering. È un pezzo della nostra storia. È un pezzo della nostra città. E proprio per questo merita di essere progettata pensando non soltanto al 2026, ma anche al 2050 e oltre.
Il vero progresso non è lasciare più cemento alle generazioni future. Il vero progresso è lasciare loro una città migliore di quella che abbiamo ricevuto. E noi crediamo che Piazza dell'Erba meriti proprio questo: essere migliorata, non snaturata.
