Capitolo 4 · 🗣️ Cittadini in parola

Le Voci della Città

Commenti, pensieri e scritti dei cittadini di Monterotondo sul progetto di Piazza della Libertà. Una raccolta di parole che raccontano cosa significa questa piazza per chi la vive.

MP
Michele Prencipe
✍️ Racconto

Dal 2016 al 2026: dieci anni dopo, cosa è cambiato?

Il 2016 è stato un anno che ha segnato profondamente l'Italia. Tra gli eventi più importanti da ricordare ci sono:

  • la legge sulle unioni civili, approvata a maggio;
  • l'elezione di Virginia Raggi a Roma e Chiara Appendino a Torino, a giugno;
  • gli Europei di calcio e le Olimpiadi di Rio, durante l'estate;
  • il drammatico terremoto di Amatrice del 24 agosto;
  • il terremoto di Norcia del 30 ottobre;
  • il referendum costituzionale di dicembre, seguito dalla fine del Governo Renzi.

Anche Monterotondo, in quell'anno, viveva le proprie trasformazioni: la Giunta comunale approvava il progetto del parcheggio di Piazza dell'Erba.

Sono passati dieci anni. Dieci anni nei quali sono successe tantissime cose. Dieci anni nei quali il mondo è cambiato, le città sono cambiate e soprattutto è cambiato il nostro modo di guardare all'ambiente, al verde pubblico e alla qualità della vita.

E poi arriviamo al 2026. Un'estate calda, in un periodo nel quale il problema delle temperature sempre più elevate è ormai sotto gli occhi di tutti e nel quale la necessità di aumentare e proteggere il verde nelle nostre città è diventata sempre più evidente. Ed è proprio in questo contesto che si decide di dare il via ai lavori di Piazza dell'Erba.

E ogni giorno assistiamo alla presentazione di un rendering diverso, mentre prende forma anche l'ipotesi di intervenire pesantemente sugli alberi, riducendone drasticamente le chiome per poi ripiantarli, confidando nella loro capacità di rinascere. Ci viene detto che questa soluzione dovrebbe funzionare. Ma davanti a una città sempre più calda, una domanda crediamo sia legittimo porsela: siamo davvero sicuri che questa sia la soluzione migliore per Piazza dell'Erba?

E soprattutto, vogliamo chiarire una cosa. Noi non siamo contrari al parcheggio. Riteniamo semplicemente che il parcheggio possa essere realizzato altrove, individuando una soluzione più adatta e lasciando a Piazza dell'Erba la possibilità di essere conservata, migliorata e valorizzata. Perché quella piazza potrebbe diventare qualcosa di importante per Monterotondo: uno spazio verde, vivibile, moderno e rispettoso del contesto storico nel quale si trova.

Noi siamo moderni. Ma essere moderni non significa necessariamente costruire strutture di vetro e cemento ovunque. La modernità può significare anche progettare pensando all'ambiente, al clima, al verde e alle generazioni future. Se una struttura di questo tipo è ritenuta necessaria, si può cercare un luogo più adatto per realizzarla.

Non abbiamo bisogno di trasformare proprio Piazza dell'Erba in qualcosa che rischierebbe di avere poco rapporto con ciò che la circonda. Ci basta già il palazzo oggi occupato dalla Guardia di Finanza, che rappresenta una presenza architettonica importante e che già oggi dialoga con difficoltà con il carattere storico del centro. Perché aggiungere un'altra struttura che potrebbe accentuare ulteriormente questo contrasto?

Piazza dell'Erba potrebbe invece diventare un esempio diverso di modernità: una piazza bella, verde, funzionale e contemporanea senza essere necessariamente cementificata. Una piazza nella quale il progresso non significhi cancellare, ma valorizzare.

Perché gli alberi non sono semplicemente elementi decorativi. Sono ombra. Sono ossigeno. Sono refrigerio. Sono parte della qualità della vita di una città. E in un'estate come quella che stiamo vivendo, il valore di ogni albero dovrebbe essere ancora più evidente.

Non siamo contro il cambiamento. Siamo contro l'idea che cambiare significhi necessariamente costruire. E soprattutto non vogliamo che una scelta di oggi diventi un problema per chi vivrà Monterotondo domani.

Tra venti, trenta o cinquant'anni, i nostri figli e i nostri nipoti giudicheranno ciò che abbiamo fatto. E allora chiediamoci: ci ringrazieranno per aver costruito ancora, oppure ci chiederanno perché non abbiamo avuto il coraggio di conservare e migliorare ciò che già avevamo?

Questa non è una guerra contro qualcuno. È una riflessione sul futuro della nostra città. È una richiesta di confronto. È il desiderio di poter dire la nostra su una trasformazione che riguarderà tutti. Perché Piazza dell'Erba non è soltanto un progetto su un rendering. È un pezzo della nostra storia. È un pezzo della nostra città. E proprio per questo merita di essere progettata pensando non soltanto al 2026, ma anche al 2050 e oltre.

Il vero progresso non è lasciare più cemento alle generazioni future. Il vero progresso è lasciare loro una città migliore di quella che abbiamo ricevuto. E noi crediamo che Piazza dell'Erba meriti proprio questo: essere migliorata, non snaturata.

CL
Claudio Luzi
✉️ Lettera · 20 luglio 2026

Alla mia amata Piazza della Libertà

Scrivo questa lettera con profondo sgomento e tristezza, ma anche con una crescente collera, spinto dai miei 59 anni vissuti in questo luogo in cui sono nato e ho vissuto prima con la mia famiglia di origine, e tutt'ora vi abito con mia moglie.

Piazza della Libertà non è soltanto uno spazio aperto di transito, non lo è mai stato; è la custode fedele di storie, di volti e persone appartenute a diverse epoche, dimora della nostra memoria collettiva.

Fino agli anni '80, questo luogo è stato la «casa» del mercato rionale della frutta e della verdura, per questo motivo denominata da sempre, quasi «fraternamente» da noi monterotondesi, «Piazza dell'erba». Un brulicare di voci e colori dove noi bambini giocavamo; i giochi preferiti erano il pallone (il «Super Tele»), la campana, «a nascondino» e poi ancora le corse in bicicletta, sfrenate, intorno ai chioschi del mercato, protetti dall'ombra maestosa di questi alberi storici e maestosi.

A proposito, in autunno, qui, da sempre, accade qualcosa di speciale: quando cadono le foglie, la strada e l'intera piazza vengono in parte ricoperti da un manto di foglie rugginoso e rilasciano un odore di oli essenziali tipici della stagione. Ebbene, quando ero bambino, gli alberi della piazza erano molti di più, la strada e i marciapiedi, in novembre, erano ricoperti completamente da questo manto di foglie dalle tonalità spettacolari; allora ne raccoglievamo alcune, le più belle, e le portavamo a scuola, la «Bruno Buozzi», per preparare il «cartellone dell'autunno».

Ricordo ancora, sotto casa, c'era il chiosco della frutta di Domenica all'angolo («Menica» per i compaesani), quello degli alimentari di Ubaldo a fianco, nonno di Franco e Bruno, nostri compagni di giochi, quello sempre della frutta e verdura di «Braciola», papà di Giorgio, e quello di «Agnesina»; poi ancora, il venerdì, il banco delle patate davanti al fabbricato della Pro Loco e quello del pesce, all'angolo opposto, vicino la fontanella in fondo alla piazza. A proposito, prima, tanti anni fa, ricordo, le fontanelle erano due, una a destra e una a sinistra, ma questa è un'altra storia.

Questa piazza ha visto il nascere e l'alternarsi di botteghe che hanno fatto la storia del nostro quartiere, come la famosa osteria presente per tanti anni sulla piazza in fondo, di fronte alla fontanella, sin dagli anni '40, o come Maria Carta, cartoleria degli anni '60 e '70, come anche la storica vetreria Riganelli di Sante con i suoi figli Gaio e Lara, o anche il negozio di alimentari di Aldo Cataldi, proprio lì, dove fino a poco tempo fa esisteva il ristorante «La Locanda di Bacco».

Forse non tutti ne sono a conoscenza, ma Piazza della Libertà — o anticamente Piazza della Praterina — e in particolare il famoso, per noi monterotondesi, «'bbeveraturu» (il celebre abbeveratoio pubblico dalla caratteristica forma circolare — oggi lo ricorda un'aiuola sempre a forma circolare con al centro un alto lampione, situata nel medesimo posto — dove fino ai primi del '900 i contadini di Monterotondo portavano ad abbeverare il bestiame di ritorno dai campi) sono stati teatro di cultura, nello specifico di uno dei più celebri film di Totò: «San Giovanni decollato», film del 1940, diretto da Amleto Palermi, tratto dall'omonima commedia dell'autore dialettale siciliano Nino Martoglio, già trasposta — all'epoca del muto — in un film omonimo con protagonista Angelo Musco. Nel film Totò (Agostino Miciacio) viene rincorso attorno «allu 'bbeveraturu» di Piazza della Libertà dal «guappo» Don Peppino, che vorrebbe imporre ad Agostino le nozze tra la figlia Serafina e Orazio, un lampionaio suo protetto: ma Serafina rifiuta categoricamente e — insieme al suo innamorato — fugge dai nonni di lui, appunto a Monterotondo.

Dunque oggi, ahimè, questa piazza, assieme a questi alberi storici, testimoni del tempo, rischiano di essere irresponsabilmente cancellati da un'indifferenza ostinata, per fare spazio a un parcheggio — un mostro cementato — multipiano, calato con forza dall'alto, imposto e interrato, mal integrato e, certamente, mal sopportato nel tessuto urbano; a tal punto da vedere la nostra amata piazza trasformata prima per anni in un cantiere, e poi condannata, quasi «ingabbiata» in un'immensa e perenne colata di cemento, «divoratrice spietata» di ogni identità e senso di appartenenza propri di questo luogo.

Tutto ciò è inconcepibile e inaccettabile. Non è possibile rimanere passivi di fronte al fatto che la storia del nostro quartiere venga cancellata per sempre, sostituendo la natura e la socialità della piazza con il cemento e con una enorme «isola di calore» anonima e priva di identità.

Esistono, sicuramente, alternative e soluzioni di mobilità più rispettose dell'ambiente, della cultura e della nostra storia.

È bene tener presente che difendere il nostro passato significa, prima di tutto, dare un futuro migliore: non soltanto a noi, ma soprattutto e certamente a chi verrà dopo.

A mio padre e a mia madre… a tutti coloro che nel corso degli anni hanno amato e camminato per questo luogo.
Monterotondo, 20 luglio 2026

GR
Gabriella Rossi
✍️ Racconto

Ci sono luoghi che non sono solo spazi da riempire, ma custodiscono la memoria di intere generazioni. Per me Piazza della Libertà è questo.

La mia famiglia ci abitava. Mio padre è nato lì e mia nonna, dagli anni Quaranta e per molto tempo, proprio sulla piazza aveva un'osteria dove si intrecciavano vite, sorrisi, fatiche e speranze. Sono cresciuta ascoltando i racconti di quegli anni: ogni angolo della piazza, ogni albero, ogni sasso aveva una storia e una propria anima.

Pur comprendendo le esigenze di una comunità che cresce, cambia e si evolve, il pensiero che qualcuno voglia abbattere quegli alberi mi rattrista profondamente. Per questo dico NO.

Gli alberi non sono un ostacolo al progresso: sono testimoni silenziosi del tempo, custodi della memoria e della bellezza.

Una comunità che dimentica il proprio passato perde anche la strada verso il futuro. Perché il futuro non nasce da parcheggi e dal cemento, ma dal rispetto della storia, delle persone che ci hanno preceduto e della dignità delle loro vite.

Abbiamo già visto scomparire luoghi storici della nostra cittadina, sostituiti da strisce blu che oggi, in molti casi, convivono con erba incolta e sporcizia. Non è questo il progresso.

Difendiamo le nostre origini. Difendiamo la memoria e le fatiche di chi ha lavorato, si è impegnato e, soprattutto, ha amato e rispettato quella piazza e la «nostra» Monterotondo.

GRAZIE a tutti voi del Comitato, per la vostra passione e dedizione. Vedere quel cuore affisso avvolgere e dar vita ad ogni albero della piazza è una vera emozione.

Si può e si deve sicuramente migliorare Monterotondo, e ringraziamo chi provvede a farlo, ma un futuro senza memoria è un futuro senza IDENTITÀ. Che non va dimenticata. Mai.

MP
Michele Prencipe
✍️ Racconto

Piazza dell'Erba

Per anni, e in occasione di molte elezioni amministrative, ci è stato ripetuto lo slogan di una «città a misura d'uomo». Un principio che molti cittadini hanno condiviso e continuano a ritenere fondamentale.

Oggi, però, è naturale chiedersi se questa visione trovi davvero piena applicazione. Una città a misura d'uomo non si misura solo dal numero dei parcheggi o dagli interventi urbanistici, ma dalla capacità di proteggere il verde, valorizzare gli spazi pubblici e coinvolgere realmente i cittadini nelle scelte che cambiano il volto della città.

Quando centinaia di persone scelgono di mobilitarsi per difendere gli alberi, questo non dovrebbe essere visto come un ostacolo, ma come un segnale di partecipazione e di amore per il proprio territorio.

Nessuno pretende di avere la verità in tasca. Ma è legittimo chiedere che decisioni così importanti siano accompagnate da un confronto trasparente, aperto e realmente partecipato.

Le città migliori non sono quelle che cambiano più in fretta, ma quelle che sanno conservare ciò che le rende vive, accoglienti e riconoscibili.

Una vera città a misura d'uomo ascolta prima di decidere. E considera il verde un investimento per il futuro, non un ostacolo da superare.

Comitato Piazza della Libertà
Comitato Piazza della Libertà · Italia Nostra – Sez. Aniene · Centro Storico in Movimento
📢 Risposta ufficiale

Risposta alle dichiarazioni odierne dell'assessore Mauro Alessandri sul progetto di Piazza della Libertà.

Assessore, lei scrive che il dissenso è più rumoroso delle ragioni del favore. Forse la spiegazione è molto più semplice: il dissenso cresce perché sempre più cittadini stanno leggendo le carte e stanno capendo che questo progetto rischia di diventare uno dei più grandi disastri ambientali, economici e urbanistici che Monterotondo abbia conosciuto negli ultimi decenni.

Continuate a raccontare una città «più verde», «più sostenibile», «più vivibile». Ma questa città esiste soltanto nei vostri slogan. Le carte raccontano una realtà completamente diversa.

Qui non siamo di fronte a una «vaga accusa di cementificazione». Questa è vera cementificazione. Decine di migliaia di metri cubi di terra scavata, migliaia di metri di pali nel sottosuolo, centinaia di tonnellate di acciaio, migliaia di metri cubi di calcestruzzo per costruire un enorme parcheggio sotto il cuore della città. Se questo non è cemento, allora il cemento cos'è?

Continuate poi a parlare di una piazza più verde. Ma il verde non si misura contando le piantine su un rendering. State abbattendo 24 alberi maturi, che oggi producono ombra, raffrescano la piazza, assorbono CO₂ e ospitano biodiversità, per sostituirli in gran parte con alberelli decorativi collocati sopra una soletta di cemento, confinati in vasche artificiali. Non è un bosco urbano. È arredo urbano. E raccontare ai cittadini che il saldo sarà positivo significa prendere in giro l'intelligenza delle persone.

Ma il punto più grave è un altro. Continuate a dire che volete togliere le auto dalle strade. No. Voi volete semplicemente spostarle dentro un parcheggio privato facendole pagare.

Per ventuno anni i cittadini dovranno pagare un concessionario privato per fare ciò che oggi, in gran parte, fanno gratuitamente. E per garantire quei ricavi state preparando una città invasa dalle strisce blu: fino a circa 1.500 posti a pagamento, comprese le aree della stazione.

È un controsenso clamoroso. Chi prende il treno per ridurre traffico e inquinamento verrà comunque tassato perché dovrà pagare il parcheggio. Altro che mobilità sostenibile. Si mette il parchimetro perfino a chi sceglie il mezzo pubblico.

E dopo tutto questo, qual è il risultato? Il saldo reale è inferiore a cento nuovi posti auto rispetto a quelli già esistenti. Meno di cento posti. Tutti rigorosamente a pagamento. In cambio, Monterotondo perderà uno dei suoi più importanti polmoni verdi.

Poi c'è il grande silenzio sui numeri. L'unico Piano Economico Finanziario disponibile dice che, a fronte di un investimento di circa 5 milioni di euro, AJ Mobilità incasserebbe oltre 30 milioni di euro durante la concessione.

Nel frattempo il costo dell'opera è quasi raddoppiato. Eppure il nuovo Piano Economico Finanziario continua a essere tenuto nascosto, nonostante le nostre richieste formali. La domanda è semplice: quanto incasserà davvero il concessionario con i nuovi costi? Perché se già con cinque milioni il ritorno previsto superava i trenta milioni, oggi i cittadini hanno il diritto di sapere quanto costerà realmente questa operazione e quanto renderà al privato.

Questa non è una riqualificazione. È la privatizzazione dello spazio pubblico. State cedendo per oltre vent'anni il controllo della sosta cittadina, trasformando migliaia di parcheggi pubblici in una rendita privata, mentre i cittadini pagheranno ogni giorno per parcheggiare nella loro città.

Lei parla di responsabilità e di democrazia. Noi le chiediamo soltanto di praticarle. Rispondete alle diffide. Consegnate il nuovo Piano Economico Finanziario. Ammettete il Comitato alla Conferenza dei Servizi. E poi lasciate che siano i cittadini, con tutti i dati sul tavolo, a decidere se vogliono davvero sacrificare alberi, clima, paesaggio e denaro pubblico per meno di cento posti auto in più, tutti a pagamento.

Perché il dissenso non nasce dalla rabbia. Nasce dalla consapevolezza. E questa consapevolezza cresce ogni giorno di più.

MP
Michele Prencipe
✍️ Racconto

Il mio primo incontro con Piazza dell'Erba è stato da bambino. Ricordo che allora era il cuore pulsante del paese. Vi si svolgeva il mercato e, il venerdì, quello più grande e frequentato. Ci andavo con mia madre a fare la spesa dai commercianti che avevano scelto quel luogo per la loro attività e che sono rimasti impressi nella memoria di tanti.

C'era Ubaldo Belli con la sua norcineria, la famiglia Filippi con le uova, la famiglia Cesarini con il banco della verdura e, in seguito, Eraldo, anche lui venditore di ortaggi. E come non ricordare Emerenziana che, insieme alla figlia Katia, il venerdì vendeva il pesce.

Del mercato ricordo i colori, i profumi e le voci. Si trovava davvero di tutto. Mi è rimasta impressa la voce di un venditore che aveva il banco alle spalle di quello di Emerenziana e che, per attirare i clienti, gridava a gran voce: «Abbiamo le calze e i fazzoletti!». Erano suoni che facevano parte della vita quotidiana e che oggi appartengono ai ricordi.

Poi il mercato venne spostato e molte attività si trasferirono altrove. Furono eliminati quei negozi in cemento che per anni avevano caratterizzato la piazza e che, nel bene o nel male, avevano accompagnato un'intera generazione.

Con il passare degli anni la piazza ha cambiato volto. Sono arrivati nuovi negozi e nuove attività: il negozio di abbigliamento di Gildo, i primi ristoranti, il negozio tipo consorzio, il corniciaio, la banca, il negozio di Antonio parrucchiere per uomo e donna, la macelleria e altre attività che hanno segnato epoche diverse della vita del paese.

Oggi Piazza della Libertà continua a vivere. Ci sono una gelateria, due parrucchieri, Capelli in Libertà e Antonio, e altre attività commerciali. Per un periodo vi ha trovato sede anche la Pro Loco. È una piazza diversa da quella che ricordavo da bambino, ma continua a rappresentare un punto importante per la comunità.

Con il trascorrere del tempo, al posto dei negozi immersi tra gli alberi sono stati realizzati dei parcheggi. La piazza si è adattata ai tempi moderni e alle nuove esigenze, cercando comunque di conservare qualcosa della propria identità e del proprio passato.

Oggi si parla della realizzazione di un parcheggio multipiano. Le necessità cambiano e ogni epoca porta con sé nuove sfide. Tuttavia una domanda sorge spontanea: siamo sicuri che questo sia il luogo più adatto?

Mi viene in mente una frase letta tante volte in un libro antico: le case vanno costruite sulla roccia, perché quelle costruite sulla sabbia rischiano di essere travolte dal vento e dalle tempeste. Chissà se chi scrisse quelle parole era un ingegnere o semplicemente un predicatore. Forse voleva soltanto ricordare che, prima di costruire qualcosa di nuovo, è importante riflettere bene sulle fondamenta.

Sempre in quel libro, molti insegnamenti si concludono con una frase che invita alla riflessione: «Chi ha orecchie per intendere, intenda».

Il tempo passa per tutti. Le persone cambiano, i luoghi si trasformano e molte cose che abbiamo conosciuto restano soltanto nei ricordi. Eppure quei ricordi hanno un valore prezioso, perché raccontano la storia di una comunità e di chi l'ha vissuta.

La vecchia Piazza dell'Erba non esiste più come un tempo, ma continua a vivere nella memoria di chi l'ha frequentata, di chi ci ha lavorato, di chi vi ha fatto la spesa da bambino tenuto per mano dalla propria madre. E forse è proprio questo il modo migliore per guardare al futuro: senza dimenticare il passato.

BD
Berardo Di Marcello
✍️ Racconto

Non sono nato a Monterotondo ma, quando sono arrivato, ero così piccolo che oramai, dopo oltre 66 anni di residenza stabile in questo paese, posso considerarmi quasi un monterotondese.

Sono arrivato a Monterotondo con la mia famiglia, dall'Abruzzo, a seguito del doloroso fenomeno di migrazione dal sud verso il centro-nord per sfuggire alla povertà delle campagne e poter trovare un lavoro che permettesse una qualità di vita migliore, rispetto alla disumana vita che vivevano nelle campagne, sfruttati da proprietari di terreni che affidavano in mezzadria (i proprietari, senza fare nessuna fatica, prendevano la metà di tutti i raccolti oltre a tutte le primizie di stagione di frutta e verdura) i loro terreni.

Era il giorno della Befana, non ricordo se del 1960 o del 1961: a quei tempi la Befana, il 6 gennaio, portava regali ai bambini. Mio cugino quella mattina aveva ricevuto un bel fucile giocattolo ed io non avevo ricevuto niente, non perché fossi stato cattivo (ero un ragazzo tranquillo) ma forse perché i miei genitori non avevano avuto tempo o soldi per comprare il regalo al quale ambivo: una pistola a tamburo.

La mattina io ero triste e piangevo copiosamente reclamando il mio regalo, così mio padre mi caricò sul suo mezzo di trasporto di quei tempi (una vespa) e mi portò appunto in Piazza delle Erbe (Piazza della Libertà), dove si faceva già il mercato ed in quel giorno di festa, in particolare, c'erano tante bancarelle di giocattoli.

Era ormai quasi la fine della mattinata ed i giocattoli erano rimasti pochi: mi dovetti accontentare di una pistoletta di quelle spaziali che, premendo il grilletto, accendevano delle luci e facevano dei rumori spaziali. Uscii da quella piazza non pienamente soddisfatto ma almeno senza più lacrimoni.

Questo episodio così intenso, legato alla piazza, si è fissato nella mia mente anche perché fu l'ultima volta che potei festeggiare con mio padre: poi, alcuni mesi dopo, in un tragico giorno di settembre del 1961, lui fu vittima di un incidente sul lavoro e perse la vita alla giovane età di 33 anni. Ma questo è tutto un altro capitolo.

Crescendo, non ricordo più le tante volte che sono stato in quella piazza nel giorno destinato al mercato, che poi, ingrandendosi sempre più, fu spostato in altra zona più periferica.

Ho visto quindi questa piazza, nel corso degli anni, privata — forse giustamente — dell'attività settimanale del mercato, ma nello stesso tempo quasi abbandonata a se stessa, a parte la posa del palo di illuminazione centrale: manutenzione quasi inesistente, ceppi di alberi abbattuti rimasti ancora lì da anni e mai rimossi per permettere una nuova piantumazione, la scala per accedere alla piazza sempre più degradata, al punto che alcuni scalini deteriorati sono anche pericolosi nello scendere.

Un progetto di riqualificazione e valorizzazione di questo importante spazio andava certamente realizzato da anni: per certe opere non ci sono mai i soldi.

Ed ecco che, quando finalmente si avrebbe la possibilità di trovare il modo per sistemarla, emerge questo scellerato progetto che gli amministratori vogliono far passare come un progetto di modernizzazione della città.

Abbattere grandi alberi e sostituirli con degli alberelli per guadagnare spazi utili per le macchine è quanto di più aberrante si possa fare. Questa è modernizzazione?

Si usi l'ingegno per trovare altre soluzioni che sì, possano contribuire al problema dei parcheggi, ma che nello stesso tempo non deturpino e/o distruggano il raro patrimonio verde della città.

Mi permetto di suggerire di effettuare lo stesso intervento sotto Piazza Roma, nello spazio confinante con Piazza Mentana, dove mi pare si costruirà un parcheggio sotto il fabbricato in ristrutturazione.

AE
Annarita Ercoli
Da Facebook

Ci manca anche l'abbattimento di quei bellissimi alberi secolari che spiccano a Piazza della Libertà, poi siamo al completo. Fra di essi c'è un meraviglioso ombreggiante olmo, uno dei pochi esemplari rimasti, non essendo colpito dalla grafiosi… che li ha decimati tutti.

Il verde di questa piazza è un bene da salvaguardare ad ogni costo… l'unico polmone verde rimasto al centro di questa cittadina. Cosa c'è rimasto ancora da togliere? Monterotondo ha perso molto delle caratteristiche che rendevano particolare ed unica questa cittadina sulla riva sinistra del Tevere. Quello che è perso non potrà essere mai sostituito.

Lasciate Piazza della Libertà come è ed è sempre stata.

MT
Maria Teresa Lancia
Da Facebook

Ho profondo sentimento di indignazione, rabbia e sconcerto di fronte alle recenti, drammatiche scelte urbanistiche che stanno letteralmente sfigurando il volto, la storia e la salute del nostro territorio.

La decisione di sacrificare il nostro patrimonio verde in nome di una cementificazione anacronistica ha superato ogni limite di tollerabilità. L'ultimo, inaccettabile schiaffo alla città è il progetto del nuovo parcheggio a Piazza della Libertà, che prevede il sacrificio di ben 24 alberi. Un prezzo insostenibile che priva i cittadini di un polmone verde indispensabile e di un pezzo fondamentale della propria identità urbana.

Purtroppo, non si tratta di un episodio isolato, ma di una vera e propria scia di devastazione che sta colpendo diverse zone del comune proprio in questi giorni:

Il disastro di Monterotondo Scalo: abbiamo assistito con immenso dolore all'abbattimento di alberi secolari, rasi al suolo insieme a un edificio storico nel silenzio delle istituzioni.

Lo sfregio dell'abbattimento di tre alberi storici nell'area adiacente alla biblioteca priva i frequentatori di un'ombra e di una bellezza che appartenevano a tutti.

Una situazione speculare e altrettanto grave ha colpito Via Vincenzo Federici, dove il patrimonio arboreo è stato pesantemente compromesso, trasformando un viale alberato in una grigia e calda distesa di asfalto.

In un'epoca storica in cui si riempiono le bocche con parole come "transizione ecologica", "contrasto ai cambiamenti climatici" e "riforestazione urbana", le azioni concrete di questa amministrazione vanno in direzione diametralmente opposta. State privando Monterotondo del suo ossigeno, della sua ombra e della sua bellezza inestimabile.

NON SI PUÒ DISTRUGGERE L'ECOSISTEMA.
QUESTO CONSIGLIO DEVE PROCEDERE ALLA SOSPENSIONE DEL PROGETTO DI PIAZZA DELLA LIBERTÀ.

AB
Aureliano Babilonia
Da Facebook

A chi si definisce progressista, ambientalista, di sinistra.

Come si può, nel 2026, continuare a difendere un progetto che appartiene a una visione urbanistica ormai superata dalla storia, dalla scienza e dalle politiche ambientali più avanzate?

Mentre in Europa e in Italia le città investono nella depavimentazione, nella tutela degli alberi, nell'adattamento climatico e nella riduzione del traffico nei centri storici, a Monterotondo si insiste su un progetto che va nella direzione opposta: meno verde, più cemento, più auto, più impermeabilizzazione del suolo.

Eppure nessuno ha mai sostenuto che Piazza della Libertà dovesse rimanere nello stato attuale. La vera alternativa non è mai stata tra il degrado e la distruzione dell'identità della piazza.

La piazza doveva essere recuperata, valorizzata, resa più bella, più vivibile, più accessibile e più verde. Doveva tornare ad essere la storica Piazza dell'Erbe: un luogo di incontro, di relazioni, di socialità e di qualità urbana.

Invece si propone di abbattere 24 alberi ad alto fusto, ridurre drasticamente i servizi ecosistemici e trasformare uno dei luoghi più identitari della città in una grande soletta artificiale.

Ma c'è un'altra domanda che merita una risposta. È davvero di sinistra far pagare ai cittadini di Monterotondo il costo di un'opera che molti non hanno mai avuto la possibilità di conoscere e comprendere fino in fondo?

Perché non basta dire che il parcheggio era nel programma elettorale. Un programma elettorale non è una delega in bianco. I cittadini possono scegliere consapevolmente solo quando vengono messi nelle condizioni di sapere cosa si realizzerà davvero.

Quanti sapevano che sarebbero stati abbattuti 24 alberi maturi?
Quanti sapevano che la piazza sarebbe stata quasi completamente impermeabilizzata?
Quanti sapevano che, per sostenere economicamente il progetto, sarebbero state introdotte centinaia di nuove strisce blu in tutta la città?

Per i prossimi trent'anni la gestione della sosta cittadina sarà affidata alla società privata che realizzerà quest'opera. E alla fine saremo noi cittadini a pagarla.

La pagheremo con nuove aree di sosta a pagamento sotto casa.
La pagheremo ogni volta che parcheggeremo la nostra auto.
La pagheremo utilizzando lo stesso parcheggio che verrà costruito sotto la piazza.
La pagheremo per decenni.

E tutto questo per un'opera che oggi sfiora i 10 milioni di euro, una cifra enormemente cresciuta rispetto alle previsioni iniziali e che, secondo numerose osservazioni tecniche, potrebbe aumentare ulteriormente.

È difficile non chiedersi se sia giusto scaricare sulle famiglie di Monterotondo il peso economico di una scelta che molti cittadini non hanno mai avuto l'opportunità di discutere realmente.

Questa non è una battaglia nostalgica. È una battaglia per un'idea moderna di città.

Una città che protegge il verde anziché eliminarlo.
Una città che valorizza la propria storia anziché cancellarla.
Una città che mette al centro le persone prima delle automobili.
Una città che non trasforma lo spazio pubblico in una rendita privata.
Una città che ascolta i cittadini prima di prendere decisioni irreversibili.

Perché il progresso non si misura dal cemento che si versa. Si misura dalla qualità della vita che si lascia alle generazioni future.

Salviamo Piazza della Libertà.
Salviamo la Piazza dell'Erbe.
Salviamo l'identità di Monterotondo.

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