La storia di un albero da trapiantare
La voce di un albero che vorrebbe continuare a vivere.
Ciao, sono io. Sì, proprio io, l'albero che da tanti anni è qui, con le mie radici ben piantate nella terra, i miei rami rivolti verso il cielo e le mie foglie che danzano al vento.
Vi ho visto passare, correre, fermarvi all'ombra della mia chioma. Ho ascoltato le vostre conversazioni, ho sentito le risate dei bambini e ho attraversato con voi le stagioni della vita. In primavera mi sono vestito di verde, in estate vi ho regalato un po' di fresco, in autunno ho lasciato cadere le mie foglie e in inverno ho atteso pazientemente il ritorno della bella stagione.
Pensavo che avrei continuato così, fino alla fine dei miei giorni, secondo il ritmo naturale della vita. Ma adesso mi hanno detto che devo andare via.
Sapete perché? Perché qui vogliono realizzare un nuovo parcheggio. Già, un parcheggio. E per far posto alle automobili, io devo essere trapiantato.
Mi hanno spiegato che taglieranno la mia chioma per rendermi più facile il viaggio. Poi dovranno sradicarmi, strapparmi alla terra che mi ha nutrito per tanti anni, separarmi dai luoghi che conosco e portarmi altrove, in una nuova dimora che non ho mai scelto.
Provate a immaginare se succedesse a voi. È un po' come quando una persona malata deve affrontare cure difficili per tentare di sopravvivere. Anche io dovrò affrontare una prova durissima. Solo che, per me, la cura comincia tagliando i miei rami e continua strappandomi le radici dalla terra.
Mi hanno detto che, normalmente, un intervento del genere richiede una lunga preparazione, anche di ventiquattro mesi, per dare all'albero maggiori possibilità di sopravvivere. Ma qui sembra che non ci sia tempo. Si va di fretta. Nessuna lunga preparazione, nessuna attesa: bisogna fare presto, perché il parcheggio aspetta.
E io? Io non posso dire la mia.
Mi hanno promesso che, una volta trasferito, tornerò a nuova vita. Lo dicono con sicurezza, come se bastasse spostarmi da un posto all'altro per garantirmi un futuro. Ma chi può assicurarmi che sarà davvero così?
Anche un trapianto umano porta con sé speranze e timori. E anche per me il domani è incerto. Potrei sopravvivere, certo, ma potrei anche non farcela. Potrei non riuscire ad attecchire nella nuova terra, potrei perdere la forza, potrei morire lontano dal luogo in cui sono cresciuto.
E allora mi domando: perché non posso semplicemente vivere fino alla fine dei miei giorni, seguendo il corso naturale della vita? Perché il mio destino deve essere deciso per lasciare spazio a un parcheggio?
Qui non sono solo. Ho altri ventitré fratelli, ventitré alberi che condividono con me questa terra, il sole, la pioggia e il vento. Anche loro rischiano di vedere cambiare il proprio destino per fare posto alle automobili.
Non pretendo di fermare il progresso. Non voglio impedire agli uomini di organizzare le loro città e trovare soluzioni ai loro bisogni. Vorrei soltanto che, prima di decidere il destino di noi alberi, qualcuno si fermasse a pensare.
E se, invece di spostare noi, si spostasse il parcheggio? Se esistesse un altro luogo dove realizzarlo, perché non prenderlo in considerazione? Perché non cercare una soluzione che permetta alle persone di parcheggiare senza costringere ventiquattro alberi a rischiare la propria vita?
Forse sono soltanto un albero, e qualcuno potrebbe pensare che non abbia diritto di parlare. Ma io non ho bisogno di una voce per essere importante. Ho bisogno di terra, di acqua, di luce e di tempo. E, nel mio piccolo, restituisco qualcosa di prezioso a tutti voi: ombra, bellezza, rifugio per gli animali e un contributo all'aria che respirate.
Non vi chiedo di volermi bene come si vuole bene a una persona. Vi chiedo soltanto di riconoscere che anch'io faccio parte di questo mondo e che la mia vita ha un valore.
Perciò, prima che arrivino le macchine, prima che le mie radici vengano strappate e i miei rami tagliati, ascoltate per un momento la mia voce.
Non voglio diventare un ricordo. Non voglio che i bambini mi cerchino invano. Non voglio che qualcuno, un giorno, si domandi dove sia finito quell'albero che un tempo regalava ombra.
Vorrei restare qui, dove sono cresciuto, e continuare a fare ciò che la natura mi ha insegnato: vivere e aiutare a vivere. Aiutatemi, non soltanto per salvare me, ma per aiutare voi stessi a respirare meglio.
Perché un parcheggio può essere costruito in tanti luoghi, ma un albero adulto, con la sua storia e le sue radici, non si può ricreare da un giorno all'altro.
E se proprio dovrò partire, almeno sappiate che non me ne andrò senza avervi lasciato una domanda nel cuore.
Vale davvero la pena sacrificare la vita di tanti alberi per guadagnare uno spazio per le automobili? Io sono qui, sono il vostro amico albero. Non posso alzare le braccia per chiedervi aiuto, ma i miei rami lo stanno facendo per me. Ascoltateli, finché siete ancora in tempo.
Con affetto, il vostro amico albero.
